Dal nostro corrispondente Carlotta Mawimbi
E’ stata la degna conclusione di una splendida tournée in giro per l’Italia, la serata incredibile di ieri, al Cine Teatro Ridotto Sales di via Copernico a Milano.
In diciotto, tra bambini e ragazzi del Kivuli Centre di Koinonia Community, a Nairobi, erano sbarcati in Italia più di venti giorni fa, per la prima volta in Europa anzi, per la prima volta fuori dal Kenya e per molti di loro anche da Nairobi. Ma il viaggio era stato a lungo atteso e preparato nel migliore dei modi dal punto di vista logistico, artistico e soprattutto educativo da parte degli educatori del centro, con la guida sempre amorevole di Padre Renato Kizito Sesana che da più di trent’anni, ormai, non perde mai di vista i suoi ragazzi. Questa volta, poi, si trattava di compiere un’impresa, una di quelle cose che in seguito per mesi ed anni verranno ricordate da tutti: italiani e kenyani insieme, chi durante una cena di Natale, chi sul matatu o davanti a una tazza di chai coi vicini, tutti si racconterà di quella volta che i bambini di Nairobi sono stati invitati a portare un segno di pace e di comunione in giro per il mondo, addirittura in Europa! Io li ho incontrati al loro arrivo a Milano, ultima delle numerose tappe che li ha visti stupire tutti, da sud a nord, passando per Bari, Taranto, Matera, Caserta, Fabriano, Torino e Piacenza. In una giornata di pioggia grigia, come solo Milano ci sa regalare certe volte, sono scesi dal pullmann carichi di zaini, borse, strumenti a percussione in alcuni casi quasi più grandi di loro, sacchi di arance e addirittura una cassetta di cachi, certamente regalo di qualche ospite precedente. Una carica di sorrisi, mista alla serietà che l’impresa richiede, in men che non si dica grandi e piccini hanno riempito la sede di Amani, dove i loro amici italiani li aspettavano con una tipica merenda pre-natalizia a base di panettone e succhi di frutta. Una piccola nota va fatta sull’entusiasmo dei più piccoli nell’offrirsi volontari per dare una mano a Gianmarco, il presidente di Amani, a scaricare l’auto con la quale arrivava dal Monferrato: si trattava di prendere anche l’ascensore! Più volte!! Uno spasso indimenticabile.
Ospiti di diverse famiglie legate ad Africa Peace Point, per un paio di giorni i ragazzi sono stati accompagnati in giro per la città, con ancora negli occhi l’emozione di aver visto addirittura la neve, pochi giorni prima, a Torino. Ogni cosa è una curiosità, da prendere al volo ed ammirare, criticare e ridiscutere, magari prima di andare a dormire, come Padre Kizito li invita giustamente a fare sempre, di fronte alle esperienze della vita e questa, accidenti, lo è decisamente a tutti gli effetti!
Così, l'altra sera, la sala del Teatro dei Salesiani era già piena di energia, ancora prima che il pubblico la riempisse completamente. Insieme agli adulti, decine di bambini aspettavano di vedere i loro coetanei così sorridenti e caciaroni che però, certe volte, sembrano tanto più grandi di loro... Tutti seduti per terra, davanti al palco, basta un secondo: due rullate di tamburo, una capriola e voilà tutti a bocca aperta, con le orecchie tese e il collo allungato al massimo, per poter vedere meglio ogni cosa. Salti, capriole, piramidi umane che toccano il soffitto facendo buffamente scomparire la testa dell’ultimo in alto, dietro i binari del sipario…e poi ancora musica, giocolieri, divertentissimi sketch un po’ alla Stanlio e Olio e per finire Malaika, la canzone resa celebre da Miriam Makeba, voce dell’Africa scomparsa da poco proprio qui, in Italia, mentre regalava emozioni al suo pubblico.
A quel punto l’emozione è moltissima e, sulla musica continua dei tamburi, i ragazzi invitano i bambini italiani, ormai in estasi, a salire sul palco con loro e ballare. Il cuore è pieno. Siamo un po’ in Africa! Ripartono il giorno dopo questo spettacolo. E chissà con che ricordi, con quali dubbi e storie… Di sicuro con la certezza che l’italiano non sia poi tanto difficile da imparare, come ad esempio per Stephen: “ Buona sera a tuti, mi chiamo Stefano, vengo dal Kenya, I’m very happy to be here. Karibuni! Come to Kivuli! Please, come and visit us. And, in Italy…I like your food! Grazie mile. Ciao!”
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