Inizia una nuova stagione per il turismo italiano in Kenya, e già c’è chi punta il dito contro Malindi, “meta di turismo sessuale”. Già, ma le cose quest’anno sono cambiate! Perché da qualche mese qualsiasi uomo in vacanza sulle rive dell’Oceano Indiano, specialmente se un po’ in là con gli anni, si sente protetto, spalleggiato, se non addirittura fiero e orgoglioso di frequentare ragazze locali.
Da quando ha saputo che un settantaquattrenne che invita a casa sua una diciassettenne e ci passa insieme la serata è un virtuoso e giammai un pedofilo (e mi sembra anche giusto…la ragazzina a diciassette anni è ben capace di intendere e di volere), che le festicciole con orgia sono in realtà “disegni sovversivi della sinistra”, cammina leggero per Lamu Road ed entra nelle discoteche che s’illuminano di musica, cocktail e sorrisi con l’aria di chi porta alto l’onore del suo Paese.
Da quando ha scoperto che un vecchio che vuole sentirsi ancora un playboy, riempie di banconote una ragazza di vita per infilarsela di nascosto nel letto di uno dei palazzi più importanti d’Italia, gli pare fin troppo onesto far entrare con una mancetta al portiere di notte la sua conquista serale nel villaggio turistico che non accetta le sconosciute.
Poi ha sentito dire che nessuno deve poter introdursi nella vita privata di un essere umano, che non ne può rovinare a suo piacere la reputazione. Andassero a quel paese quei giornalisti che cercano lo scandalo a tutti i costi! Anche qui a Malindi, con quelle inchieste che ti vengono a spiegare che il sole splende e il mare è bagnato. Da che mondo e mondo ci piacciono le donne, meglio se giovani!
“Tanto più che io ho ancora più coraggio di quel vecchio così importante” pensa tra sé e sé il turista pensionato.
“Perché io mi sono innamorato e non ho paura a dirlo!”.
Già. E’ successo tutto la prima sera che era arrivato a Malindi.
Dopo cena, attirato dal ritmo ripetitivo della musica dance, come fosse un fachiro indiano col flauto, era entrato come un discoletto nel disco-pub con una gran voglia disco-pare…ehm…di curiosare.
Si era aggirato tra il bancone e la pista da ballo ammirando quelle bellezze d’ebano da urlo che ancheggiavano, aveva anche osato qualche passo di rumba e ordinato una caipirinha.
A un tratto una splendida regina d’Africa, dallo sguardo felino di pantera e dalle forme sinuose come quelle di una gazzella, si era alzata dal suo sgabello e gli si era fatta incontro.
“Tu, bel mzungu”
“Chi, io?” si era guardato intorno, per vedere se non ci fosse un giovane aitante e ben vestito proprio dietro di lui. Con un riflesso condizionato, però, si era aggiustato il colletto della camicia alla Tony Manero.
No, la pantera guardava proprio lui, con occhi magici di conquista.
“Vuoi ballare con me?”
Si sentì trasportato indietro alla festa delle medie, quando la più bella della classe gli aveva chiesto di invitarlo per un ballo della mattonella e solo il giorno dopo aveva saputo che era stato per una scommessa con le amiche. Vinta.
Ma quale scommessa poteva essere questa? Lo scherzo di un connazionale burlone?
La trappola di un giornalista di sinistra ficcanaso?
Chissà, non aveva voglia di chiederselo.
Ballò, si strusciò, l’abbracciò. Al diavolo i disegni sovversivi.
Sarà stato il caldo, il viaggio in aereo, le milleluci del disco-pub, la caipirinha.
Era visibilmente rincoglionito.
Ma lei se lo stava mangiando con lo sguardo!
Si innamorò all’istante e benedì quelle pastiglie di viagra che gli aveva dato l’amico farmacista del Paese: “Vai in Africa, Celestino…! Fai il leone, una volta nella vita!”.
Il leone… veramente ora il cuore gli batteva come quello di un pettirosso.
Fu una notte meravigliosa, per lui.
Lei invece, mentre lo abbracciava con dolcezza e si faceva accarezzare dall’alba nascente tra le lenzuola, trovò in lui quel confidente di cui evidentemente aveva tanto bisogno, quella figura paterna che avrebbe capito i suoi problemi. E che problemi! Una sorella minore che doveva assolutamente finire gli studi per poter aiutare la famiglia col suo stipendio da segretaria d’azienda, la mamma molto malata che avrebbe dovuto emigrare a Johannesburg per farsi operare e tornare a una vita normale, il fratello arruolato nell’esercito e morto durante gli scontri dell’anno prima, lasciando tre bambini da mantenere.
Lui pianse e si sentì molto vicino alle lacrime di quel vecchio importante durante i giorni del terremoto dell’Abruzzo.
L’avrebbe aiutata, glielo promise ieratico come stesse parlando al popolo italiano.
“Amare in fondo significa questo, essere capaci di provare sentimenti di ogni tipo, dal profondo altruismo al trasporto fisico”.
Lei si ritrasse, asciugò le lacrime con il lenzuolo e, al riparo dal suo sguardo, sorrise.
Poi si voltò morbidamente e gli salì di nuovo a cavalcioni, ripetendo mentalmente e meccanicamente quella splendida parola in italiano che la sua amica Janet le aveva insegnato: “Reversibilità”.
Quando il giorno li colse, prima di un sonno ristoratore e giusto che sarebbe durato fino all’ora di pranzo, lui ebbe un lampo.
Le lanciò un’occhiata nuova, da amante irreprensibile.
Per la prima volta appariva duro e irremovibile anche a se stesso.
“Ti chiedo soltanto una cosa” disse, e la sua voce era ferma e non dava adito a ripensamenti.
“Ti prego, non chiamarmi mai, dico mai, PAPI”.
lunedì 20 luglio 2009
domenica 1 marzo 2009
I RACCONTI DI FREDDIE: FUGHE DI CERVELLI: ANCHE MALINDI E' UNA META
In Italia, da diversi anni, si dibatte e ci si rammarica per le cosiddette “fughe di cervelli”, ovvero la dipartita dal Belpaese di studiosi, scienziati e ricercatori che preferiscono gli Stati Uniti, la Francia o la Germania alle nostre università e ai nostri centri, esasperati dai continui tagli alla ricerca e attratti da fondi e stipendi ben più interessanti. Bene, siamo in grado di dimostrare che anche Malindi ha saputo approfittare dell'esilio volontario di pezzi da novanta.
Ebbene sì, possiamo dire che Malindi è una delle mete predilette dei “cervelli in fuga”.
Fin troppo facile parlare di ricercatori in Africa. Dai tempi del dottor David Livingstone, qualsiasi viaggiatore, avventuriero o turista arrivato in questi luoghi non si è limitato ad esplorare, ma ha trasformato il suo viaggio in una ricerca introspettiva, nella ricerca di un mondo migliore o nella ricerca della felicità e della pace interiore (di cui nemmeno gli scienziati più acclamati hanno svelato il segreto). Anche sulla costa Keniota abbiamo fior di ricercatori. Ma non mancano nemmeno gli scienziati, gli studiosi e chi si cimenta con la vasta gamma di usanze e deviazioni in dotazione al genere umano, fino a sperimentarne di persona le dinamiche e i risultati.
Eccovi alcune tra le più note categorie di “cervelli” che hanno lasciato l'Italia per affinare o migliorare le proprie attitudini.
BIOLOGI
Capire la vita attraverso la Natura, comprendere il linguaggio degli animali e diventare uno di loro per capire nel profondo la vita all'Equatore e quella degli italiani che in questo luogo hanno saputo attingere dal Regno degli Animali: dalla generosità degli avvoltoi, dall'altruismo della iena, dalla dolcezza del ghepardo, dalla bontà dell'ippopotamo e dalla saggezza del facocero. Vivere in prima persona l'esistenza di una pianta, dormendo ubriachi nell'incavo di un baobab, bevendo il mnazi dalla palma. Solo qui un biologo moderno può trovare le risposte essenziali al rapporto tra uomo e natura e tra stato vegetale e stato neuro-vegetativo. Metodo empirico, si direbbe. Non immaginate quanti famosi biologi si celano sotto le mentite spoglie di residenti che conversano per ore con un Frangipane o muovono la testa al ritmo di un varano, quanti insigni luminari sembrano semplicemente dei vecchi fulminati che si muovono con la lentezza del ragno e simulano l'acutezza mentale della rana toro.
FISICI NUCLEARI
Non si tratta di ricercatori alle prime armi, spesso sono attempati studiosi che amano mettere in pratica anni di teorie mai applicate. Testoni nucleari alla ricerca di altri “fisici”, nel senso di figure esplosive, di vere e proprie bombe. Spesso trovano i fisici che gli interessano e cercano di unirsi a loro in improbabili fusioni a caldo, non senza problemi. Infatti spesso i fondi a loro destinati non sono sufficienti e ogni tanto il risultato degli esperimenti non è soddisfacente, a volte prendono certe testate nucleari contro il muro... Spesso la ricerca ricomincia da capo. C'è chi si è arreso e ha scelto fisici non proprio nucleari, lasciando i centri di ricerca (ve ne sono due molto noti, in centro, aperti solo di sera) per studioli a casa propria. Ma c'è anche chi della ricerca ha fatto un vero e proprio stile di vita, tanto che la considera più importante delle scoperte stesse.
PSICANALISTI
Arrivare in un luogo, perdipiù di un altro continente, e capire tutto dopo due giorni. Si tratta di cervelli superiori, persone dotate di una capacità di analisi e sintesi fuori dal comune (e in fatti sono ben lontani dal loro comune di origine). Arrivati a Malindi da poche ore, già stringono amicizia con personaggi locali che sono pronti (gratuitamente, s'intende...) a consigliare loro le migliori occasioni, l'albergo in cui soggiornare, le boutique meno care, i connazionali da frequentare, come cavarsi in fretta dagli impacci in cui loro stessi li hanno cacciati. Allo stesso modo dopo una settimana sono pronti ad acquistare terreni a prezzi che un italiano residente da vent'anni non spunterebbe nemmeno pregando in dialetto yemenita, troveranno la fidanzata che almeno venti connazionali sognavano di possedere e usciranno in un solo giorno dalla stazione di polizia, entrandoci però un paio di volte al mese. Dopo sole due settimane, gli psicanalisti in fuga potranno erudire loro stessi i neofiti di Malindi, sarà lo stesso rafiki locale con cui aveva stretto amicizia, a portarglieli...
INGEGNERI
Ci sono cervelli che vanno in fuga senza sapere di esserlo, poi arrivano in un luogo magico che, come per incanto, esalta le loro inaspettate potenzialità. E' il caso di camionisti, parrucchieri, giocatori d'azzardo, postini e fabbri che arrivati in Kenya hanno l'illuminazione: “ma io sono un costruttore edile!”. Altro che geometri o architetti, ma quali ingegneri! Questi cervelloni sono in grado di progettare, costruire e arredare la villa dei tuoi sogni in un batter d'occhio e in un buttar di soldi, e te la consegnano cancello in mano (le chiavi qui non si usano e le inferriate si staccano facilmente...). Menti italiane sopraffine qui trovano mani pronte a mettere in pratica le loro geniali intuizioni. Grazie a loro, gli studi sposano la pratica, i progetti diventano materia.
Incredibile, una sola persona riunisce in sè almeno quattro diverse specializzazioni: geometra, architetto, ingegnere e paraculo! Che cervelli!
Mimetizzati, incantati o in simbiosi con questo mondo, i “cervelli in fuga” dall'Italia costituiscono ormai una minoranza, sono inoffensivi e per loro stessa volontà (questa è la grandezza massima dello studioso) si sono trasformati in cavie per permettere a nuovi geni in arrivo di non fare i loro errori di percorso. Anche per questo noi ce li coccoliamo come si fa con una specie protetta, con esemplari rari che hanno scelto, alla fine, di fuggire addirittura dal loro stesso cervello.
Ebbene sì, possiamo dire che Malindi è una delle mete predilette dei “cervelli in fuga”.
Fin troppo facile parlare di ricercatori in Africa. Dai tempi del dottor David Livingstone, qualsiasi viaggiatore, avventuriero o turista arrivato in questi luoghi non si è limitato ad esplorare, ma ha trasformato il suo viaggio in una ricerca introspettiva, nella ricerca di un mondo migliore o nella ricerca della felicità e della pace interiore (di cui nemmeno gli scienziati più acclamati hanno svelato il segreto). Anche sulla costa Keniota abbiamo fior di ricercatori. Ma non mancano nemmeno gli scienziati, gli studiosi e chi si cimenta con la vasta gamma di usanze e deviazioni in dotazione al genere umano, fino a sperimentarne di persona le dinamiche e i risultati.
Eccovi alcune tra le più note categorie di “cervelli” che hanno lasciato l'Italia per affinare o migliorare le proprie attitudini.
BIOLOGI
Capire la vita attraverso la Natura, comprendere il linguaggio degli animali e diventare uno di loro per capire nel profondo la vita all'Equatore e quella degli italiani che in questo luogo hanno saputo attingere dal Regno degli Animali: dalla generosità degli avvoltoi, dall'altruismo della iena, dalla dolcezza del ghepardo, dalla bontà dell'ippopotamo e dalla saggezza del facocero. Vivere in prima persona l'esistenza di una pianta, dormendo ubriachi nell'incavo di un baobab, bevendo il mnazi dalla palma. Solo qui un biologo moderno può trovare le risposte essenziali al rapporto tra uomo e natura e tra stato vegetale e stato neuro-vegetativo. Metodo empirico, si direbbe. Non immaginate quanti famosi biologi si celano sotto le mentite spoglie di residenti che conversano per ore con un Frangipane o muovono la testa al ritmo di un varano, quanti insigni luminari sembrano semplicemente dei vecchi fulminati che si muovono con la lentezza del ragno e simulano l'acutezza mentale della rana toro.
FISICI NUCLEARI
Non si tratta di ricercatori alle prime armi, spesso sono attempati studiosi che amano mettere in pratica anni di teorie mai applicate. Testoni nucleari alla ricerca di altri “fisici”, nel senso di figure esplosive, di vere e proprie bombe. Spesso trovano i fisici che gli interessano e cercano di unirsi a loro in improbabili fusioni a caldo, non senza problemi. Infatti spesso i fondi a loro destinati non sono sufficienti e ogni tanto il risultato degli esperimenti non è soddisfacente, a volte prendono certe testate nucleari contro il muro... Spesso la ricerca ricomincia da capo. C'è chi si è arreso e ha scelto fisici non proprio nucleari, lasciando i centri di ricerca (ve ne sono due molto noti, in centro, aperti solo di sera) per studioli a casa propria. Ma c'è anche chi della ricerca ha fatto un vero e proprio stile di vita, tanto che la considera più importante delle scoperte stesse.
PSICANALISTI
Arrivare in un luogo, perdipiù di un altro continente, e capire tutto dopo due giorni. Si tratta di cervelli superiori, persone dotate di una capacità di analisi e sintesi fuori dal comune (e in fatti sono ben lontani dal loro comune di origine). Arrivati a Malindi da poche ore, già stringono amicizia con personaggi locali che sono pronti (gratuitamente, s'intende...) a consigliare loro le migliori occasioni, l'albergo in cui soggiornare, le boutique meno care, i connazionali da frequentare, come cavarsi in fretta dagli impacci in cui loro stessi li hanno cacciati. Allo stesso modo dopo una settimana sono pronti ad acquistare terreni a prezzi che un italiano residente da vent'anni non spunterebbe nemmeno pregando in dialetto yemenita, troveranno la fidanzata che almeno venti connazionali sognavano di possedere e usciranno in un solo giorno dalla stazione di polizia, entrandoci però un paio di volte al mese. Dopo sole due settimane, gli psicanalisti in fuga potranno erudire loro stessi i neofiti di Malindi, sarà lo stesso rafiki locale con cui aveva stretto amicizia, a portarglieli...
INGEGNERI
Ci sono cervelli che vanno in fuga senza sapere di esserlo, poi arrivano in un luogo magico che, come per incanto, esalta le loro inaspettate potenzialità. E' il caso di camionisti, parrucchieri, giocatori d'azzardo, postini e fabbri che arrivati in Kenya hanno l'illuminazione: “ma io sono un costruttore edile!”. Altro che geometri o architetti, ma quali ingegneri! Questi cervelloni sono in grado di progettare, costruire e arredare la villa dei tuoi sogni in un batter d'occhio e in un buttar di soldi, e te la consegnano cancello in mano (le chiavi qui non si usano e le inferriate si staccano facilmente...). Menti italiane sopraffine qui trovano mani pronte a mettere in pratica le loro geniali intuizioni. Grazie a loro, gli studi sposano la pratica, i progetti diventano materia.
Incredibile, una sola persona riunisce in sè almeno quattro diverse specializzazioni: geometra, architetto, ingegnere e paraculo! Che cervelli!
Mimetizzati, incantati o in simbiosi con questo mondo, i “cervelli in fuga” dall'Italia costituiscono ormai una minoranza, sono inoffensivi e per loro stessa volontà (questa è la grandezza massima dello studioso) si sono trasformati in cavie per permettere a nuovi geni in arrivo di non fare i loro errori di percorso. Anche per questo noi ce li coccoliamo come si fa con una specie protetta, con esemplari rari che hanno scelto, alla fine, di fuggire addirittura dal loro stesso cervello.
lunedì 16 febbraio 2009
INAUGURATA LA SCUOLA DI MUYEYE COSTRUITA A MALINDI DAGLI AMICI DI VIGEVANO
Il sogno è diventato realtà. Il sogno è quello di quattro amici di Vigevano, Pippo Failla, Gabriella Bonalda, Egidio Suanno e Sandro Colombo. Colombo, giornalista pavese, non c'è più e a lui, oltre che al figlio di Failla, Carlo, prematuramente scomparso in un incidente, è dedicata la scuola di Muyeye inaugurata ieri. Ecco dunque il sogno divenuto realtà. Ai quattro amici, portatori sani di una passione davvero contagiosa, si sono unite aziende di Vigevano, privati e anche il Comune che ha collaborato con i mezzi di cui ha potuto disporre. In rappresentanza di Vigevano c'erano gli educatori comunali Mario Luisari e Carlotta Colli Vignarelli. La scuola, primaria e asilo, ospita già cinquecento alunni, molti dei quali fino a poco tempo fa erano costretti a svolgere lezione sotto la pianta che ora domina il cortile della ricreazione, cambiando di posizione a second adell'ombra. Ora la struttura, inaugurata ieri mattina alla presenza del Console Italiano Roberto Macrì, ha tutto quel che serve per educare e crescere i bambini in maniera sufficientemente dignitosa, ma i vigevanesi non si fermeranno certo qui, come ha annunciato lo stesso Failla. "Questo è solo l'inizio - ha detto Pippo durante la cerimonia - andremo avanti, innanzitutto recintando il terreno, poi costruendo altre strutture utili". All'inaugurazione era presente, in rappresentanza dell'Associazione Malindi Watamu Tourism Welfare Group, il costruttore Fernando Vischi, in arte Masharubu.
sabato 14 febbraio 2009
ANCHE LA BUONAMICI RACCONTA A "CHI" LA SUA VACANZA A MALINDI
Anche il vicedirettore del Tg5 Cesara Buonamici non ha resistito alla tentazione di raccontare la sua vacanza a Malindi e lo ha fatto, come Lady Briatore Elisabetta Gregoraci, utilizzando le pagine di Chi, per un servizio esclusivo di cui lei stessa ha scritto i testi. Parole che evidenziano il piacere, l'incanto e la magia dell'Africa, che ha conquistato la giornalista televisiva, ospite insieme al compagno, il medico Joshua Kalman, della splendida villa malindina della designer Lalla Spagnol. "Mi sono affezionata al Kenya perchè questa terra è massima espressione della Natura, ma anche di tante sofferenze umane". Un solo appunto, tra le righe delle splendide parole riservate al paradiso keniota, la superficialità nell'accennare al turismo sessuale e alla pedofilia, proprio nel periodo in cui gli italiani insieme al Governo e alle organizzazioni internazionali, hanno dato un giro di vite con la campagna "Maklindi protegge i bambini" e con tante operazioni di prevenzione e anche di polizia.
venerdì 13 febbraio 2009
APERTO UN NUOVO ORFANOTROFIO "ITALIANO" NELL'ENTROTERRA DI MALINDI
Siamo andati a Majengo, piccolo villaggio del distretto di Magarini. Lungo la polverosa strada che porta verso Marafa, c'è poco o nulla. Qualche capanna, l'insegna di un pub che in realtà è una baracca per bevitori del deleterio vino di palma, la chiesa, una delle dodici in cui Don Joseph viene a dire messa nella zona.
Qui i coniugi Benaglia, erbesi, nel 2004 hanno capito che c'era bisogno di loro. Lui è architetto e ha progettato un orfanotrofio, lei è una "malata d'Africa" e di solidarietà e ne ha già pensate cento.
Nel corso del tempo si sono uniti, come spesso succede a chi viene contagiato da una passione autentica e lodevole, tanti amici e conoscenti.
Ieri si sono potuti ammirare i primi frutti di questo percorso, con l'inaugurazione dell'orfanotrofio che ne giro di poco tempo ospiterà 48 bambini. "Un po' per volta - spiega Claudio Benaglia - abbiamo avuto tanta pazienza, è meglio fare le cose piano ma per bene". Per vedere i frutti di questo amore per il prossimo sbocciato in Kenya, sono arrivati a Malindi anche due consiglieri comunali della cittadina brianzola, Glauco Bartesaghi e Roberto Dugo, tre medici della struttura sanitaria erbese e altri amici, tra cui qualcuno che inizierà un'adozione a distanza, dopo aver conosciuto le due bambine di cui si prenderà cura.
C'è chi ha portato medicine, chi semplicemente cibo e acqua. Per Marisa questa giornata non è altro che un inizio: "Contiamo di riempire l'orfanotrofio di bambini locali, ma anche di iniziare i lavori per la costruzione di un poliambulatorio aperto a tutti, di una farm con vacche, capre e galline e coltivazioni di mais e ortaggi per l'autosostentamento intelligente, e di corsi di formazione per infermieri, in collaborazione con i medici della nostra cittadina". Marisa è un vulcano di bene, siamo certi che da qui a un anno saremo a parlare di una nuova inaugurazione.
Qui i coniugi Benaglia, erbesi, nel 2004 hanno capito che c'era bisogno di loro. Lui è architetto e ha progettato un orfanotrofio, lei è una "malata d'Africa" e di solidarietà e ne ha già pensate cento.
Nel corso del tempo si sono uniti, come spesso succede a chi viene contagiato da una passione autentica e lodevole, tanti amici e conoscenti.
Ieri si sono potuti ammirare i primi frutti di questo percorso, con l'inaugurazione dell'orfanotrofio che ne giro di poco tempo ospiterà 48 bambini. "Un po' per volta - spiega Claudio Benaglia - abbiamo avuto tanta pazienza, è meglio fare le cose piano ma per bene". Per vedere i frutti di questo amore per il prossimo sbocciato in Kenya, sono arrivati a Malindi anche due consiglieri comunali della cittadina brianzola, Glauco Bartesaghi e Roberto Dugo, tre medici della struttura sanitaria erbese e altri amici, tra cui qualcuno che inizierà un'adozione a distanza, dopo aver conosciuto le due bambine di cui si prenderà cura.
C'è chi ha portato medicine, chi semplicemente cibo e acqua. Per Marisa questa giornata non è altro che un inizio: "Contiamo di riempire l'orfanotrofio di bambini locali, ma anche di iniziare i lavori per la costruzione di un poliambulatorio aperto a tutti, di una farm con vacche, capre e galline e coltivazioni di mais e ortaggi per l'autosostentamento intelligente, e di corsi di formazione per infermieri, in collaborazione con i medici della nostra cittadina". Marisa è un vulcano di bene, siamo certi che da qui a un anno saremo a parlare di una nuova inaugurazione.
giovedì 12 febbraio 2009
UN REALITY SHOW IN KENYA PER ELEGGERE IL MIGLIOR TALENTO AFRICANO DEL MONDO, ANCHE MALINDI IN LIZZA
Si chiamerà "Africa's World Best" e sarà il più grande reality show africano mai trasmesso. Tra tutti gli stati del Continente Nero, come sede di questo evento mediatico, è stato scelto il Kenya. Vi parteciperanno sessanta africani provenienti da Europa, Stati Uniti ed Africa stessa, inizierà ad Aprile e dovrà proclamare l'africano migliore del mondo, tra chi si diletta in discipline d'arte, spettacolo e cultura e possibilmente le raduna tutte in sè. I concorrenti si contenderanno un premio ambito, 100.000 dollari più un automobile di lusso. Ma non è tutto, il vincitore diventerà ambasciatore dell'Africa nel mondo, parteciperà a convegni con personalità si spicco del Continente come Nelson Mandela, promuoverà l'immagine dell'Africa e si farà portavoce dei suoi problemi. "Il reality tv Africa's World Best - dicono dall'organizzazione - è un modo di dare forza agli africani in Africa e di credere nei giovani e nei bambini d'Africa".
martedì 10 febbraio 2009
GRANDE SUCCESSO PER LA PAGINA SULLA MALINDI ITALIANA DEL SOLE 24 ORE
"Dalla redazione ringraziano e si complimentano per il successo della pagina sul Kenya". A confermarlo è l'autrice degli articoli pubblicati sabato scorso dal Sole 24 Ore, Mariangela Latella. Con lei abbiamo collaborato nelle scorse settimane, per fornire dati, numeri, statistiche e informazioni atte a confezionare un articolo sul mercato immobiliare che però, grazie alle nostre informazioni e alla competenza e disponibilità dei due imprenditori e membri dell'associazione MWTWG, Roberto Marini e Marco Vancini, si è trasformato in un servizio positivo su come vivono molti italiani sulla costa keniota, sulle "facilities" e le spese anche quotidiane.
Ecco da dove deriva la soddisfazione della redazione di Casa& Case, l'inserto molto letto del primo quotidiano economico italiano.
Molte le mail giunte al giornale, ed alcune sono già arrivate anche al nostro portale. Sono per lo più complimenti per il nostro lavoro, ma anche richieste di informazioni di ogni tipo, scaturite dagli articoli degli ultimi due sabati. A queste due pagine positive aggiungiamo anche la segnalazione, sul Venerdì di Repubblica di questa settimana, uscito venerdì, un trafiletto sulla campagna contro gli abusi sui minori promossa dall'associazione Malindi Watamu Tourism Welfare Group e da malindikenya.net, insieme con il Cisp e Unicef. Peccato che, nonostante le nostre continue mail di aggiornamento, con dati e statistiche aggiornate (diminuzione dei casi, aumento della scolarizzazione nel 2008) il Venerdì abbia utilizzato ancora i famigerati numeri parziali di Unicef che ormai risalgono a quattro anni fa.
Ecco da dove deriva la soddisfazione della redazione di Casa& Case, l'inserto molto letto del primo quotidiano economico italiano.
Molte le mail giunte al giornale, ed alcune sono già arrivate anche al nostro portale. Sono per lo più complimenti per il nostro lavoro, ma anche richieste di informazioni di ogni tipo, scaturite dagli articoli degli ultimi due sabati. A queste due pagine positive aggiungiamo anche la segnalazione, sul Venerdì di Repubblica di questa settimana, uscito venerdì, un trafiletto sulla campagna contro gli abusi sui minori promossa dall'associazione Malindi Watamu Tourism Welfare Group e da malindikenya.net, insieme con il Cisp e Unicef. Peccato che, nonostante le nostre continue mail di aggiornamento, con dati e statistiche aggiornate (diminuzione dei casi, aumento della scolarizzazione nel 2008) il Venerdì abbia utilizzato ancora i famigerati numeri parziali di Unicef che ormai risalgono a quattro anni fa.
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